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Il mercato siderurgico del Centro-Sud: nel 2016 calo del fatturato, ma miglioramento del valore aggiunto
Permangono difficoltà e alti rischi operativi e finanziari tra le imprese della filiera siderurgica del Centro-Sud Italia. A livello nazionale e globale, siderurgia verso un 2018 positivo I numeri del convegno di Siderweb “Il mercato siderurgico del Centro-Sud”, in collaborazione con Sideralba

La filiera dell’acciaio del Centro-Sud Italia non è ancora riuscita a cogliere la brezza positiva che ha caratterizzato il settore a livello nazionale e sta facendo ancora i conti con la coda della crisi: i livelli di rischiosità operativa e finanziaria restano elevati e non si captano segnali di concreto progresso. È questa la sintesi di quanto emerge dallo studio di Siderweb “Bilanci d’Acciaio”, l’analisi di 3700 bilanci 2016 di imprese siderurgiche nazionali. Uno studio che è stato declinato anche in chiave territoriale, proprio per fotografare la situazione economico-finanziaria delle imprese del Centro-Sud Italia. La presentazione si è tenuta nel pomeriggio di oggi, ospitata dall’Unione Industriali Napoli, durante il convegno “Il mercato siderurgico del Centro-Sud” con la collaborazione di Sideralba.

«Siderweb - La community dell’acciaio torna a Napoli per il secondo anno consecutivo per sottolineare l’importanza della filiera siderurgica del Centro-Sud nell’equilibrio siderurgico del Paese - ha dichiarato il presidente di Siderweb, Emanuele Morandi -. Permangono, certo, numerose criticità, che solo attraverso la cooperazione e la collaborazione competitiva si potranno affrontare. Sono in atto grandi trasformazioni nel comparto nazionale dell’acciaio, che risulta essere sempre più polarizzato: da un lato ci sono le imprese che, anche in momenti di crisi, hanno investito e crescono; dall’altro chi è stato costretto a ridimensionamenti o aggregazioni. È impellente la necessità di rinnovare il modello di business, non solo le tecnologie in azienda che pure offrono straordinarie opportunità».

«È vero che il cuore dell’economia è nel Nord Italia. Ma dai dati ufficiali emerge, però, come negli ultimi due anni la crescita del Sud sia stata maggiore rispetto a quella del resto del Paese – ha dichiarato Luigi Rapullino, amministratore delegato di Sideralba -. In un anno sono stato sconvolti gli equilibri dell’acciaio. Per quel che riguarda i prodotti piani, l’anno scorso in questo periodo si parlava di possibili azioni antidumping dell’UE, mentre oggi i dazi sui coils sono dati di fatto. Si pensi inoltre a Ilva e alla thyssenkrupp - Tata. In un anno cambiano gli scenari e non possiamo guardarli da spettatori, vanno vissuti».


Da sinistra, Luigi Rapullino ed Emanuele Morandi.

 «È importante tenere conto del contesto nel quale ci si muove, così come del fatto che anche il nostro territorio giochi una parte rilevante per l’acciaio nazionale» ha dichiarato Michele Lignola, direttore generale dell’Unione Industriali Napoli. Un contesto nel quale «Taranto sta ancora soffrendo. Ci auguriamo che si definisca una volta per tutte il gruppo di controllo. È un segmento di mercato estremamente importante, di cui l’Italia ha bisogno».

FATTURATO IN CALO, MIGLIORA IL VALORE AGGIUNTO - La situazione in cui versa la filiera siderurgica del Centro-Sud «deve far riflettere sulla struttura della filiera stessa, nella quale, a differenza che nel resto del Paese, è molto alto il numero dei distributori e dei centri servizio, con dimensioni medie molto più piccole rispetto a quelle nazionali». Lo ha spiegato Claudio Teodori, professore ordinario dell’Università degli Studi di Brescia nella propria presentazione.  

Stando all’estratto territoriale dell’analisi di “Bilanci d’Acciaio”, il fatturato presenta segnali negativi. Resta stabile solo nella produzione, con l’effetto di penalizzare la redditività perché si riduce la capacità di assorbire i costi strutturali (lavoro e ammortamenti). In totale, nel 2016 hanno fatto registrare un giro d’affari di 1,88 miliardi di euro le imprese della filiera siderurgica di Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Lazio, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia.
La redditività presenta valori contenuti, che complessivamente peggiorano rispetto al precedente anno, con l’unica eccezione dei centri servizio. Positiva la crescita graduale dell’incidenza del valore aggiunto sul fatturato, passata dal 15,9% del 2014 al 17,9% del 2016. «Un valore di poco superiore a quello nazionale - ha ricordato Teodori -. Questo incremento è un segnale molto importante, anche se non riesce a trasformarsi totalmente in reddito a causa della riduzione dei volumi di attività e della minore copertura dei costi fissi, la cui incidenza è superiore a quella media nazionale». Il 55% del valore aggiunto complessivo è ottenuto dalla produzione, il 22% dalla distribuzione, il 7% dai centri servizio e il rimanente 16% dal commercio di rottame e ferroleghe: si tratta di una composizione molto diversa da quella nazionale, nella quale prevale in modo più evidente la produzione.
Il risultato è negativo per 1,98 milioni di euro. L’Ebitda è stabile, su livelli però insoddisfacenti: il valore più alto è nella produzione dove l’incidenza sul fatturato è nettamente inferiore al 10%, un valore soglia “psicologico” non raggiunto. In totale, ammonta a 132,49 milioni di euro.

LO SCENARIO OPERATIVO - La siderurgia affronterà un 2018 positivo, stando alle previsioni, sia a livello globale che in Italia. «La produzione mondiale di acciaio nei primi nove mesi del 2017 è salita del 5,6% e i consumi quest’anno cresceranno del 2,8%, dell’1,6% nel 2018» ha spiegato Stefano Ferrari, responsabile dell’Ufficio Studi di Siderweb. 

In Italia il PIL sta salendo a un ritmo più sostenuto rispetto all’ultimo decennio (1,5% nel 2017). «Le stime di Siderweb sono per un consumo di acciaio che crescerà dell’1,5% circa quest’anno – prosegue Ferrari -. Per il 2018 ci sarà un effetto di trascinamento legato agli investimenti in macchine e apparecchi meccanici a seguito degli incentivi per “industria 4.0”, che porterà ad una maggiore crescita del consumo di acciaio (+1,8%)».

Per ciò che concerne le regioni meridionali, «se proseguirà il trend degli anni scorsi, la regione con i più alti tassi di crescita dovrebbe rimanere la Basilicata – ha concluso Ferrari -. In Campania sembra in atto un buon recupero per l’industria, mentre le costruzioni sono in difficoltà. La situazione più compromessa dal punto di vista economico sembra essere quella siciliana».


Un momento del convegno all’Unione Industriali Napoli.

Per info: www.siderweb.com